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Teatro Sociale di Camogli

Quest’anno il Natale a Camogli è stato speciale, perché allietato dalla musica sacra di J.S. Bach, eseguita da orchestra, coro e solisti dell’Accademia della Scala.

Dove si può godere di queste melodie? Al Teatro Sociale di Camogli, finalmente di nuovo a diposizione della comunità locale e non solo, dopo quarant’anni di chiusura e abbandono. Ora rinnovato, grazie al lavoro di ristrutturazione. È stato scelto il santo Natale per la ripresa ufficiale dell’attività concertistica, con l’evento “Le tre Cantate dell’Oratorio di Natale” del compositore Bach di venerdì 23 dicembre, diretto dal maestro Fabio Luisi.

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La stagione 2016/2017 è stata intitolata “E la nave va …”.

C’è un che di simbolico in questa scelta: si nota un richiamo alla storia e alla tradizione marinara di Camogli, un tempo nota come la città dei mille bianchi velieri, ma anche un’allusione al lavoro fatto affinché il teatro potesse tornare a svolgere la sua naturale funzione. Sì perché ci sono voluti molti anni di lavori e di contributo da parte di cittadini e associazioni locali – in particolar modo la Fondazione Teatro Sociale e l’Associazione 100 Famiglie – affinché il Sociale di Camogli venisse ristrutturato. E finalmente, esattamente come il 30 settembre del 1876, giorno dell’inaugurazione, il teatro quest’anno ha riaperto le sue porte.

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D’altronde fu proprio la cittadinanza a volerlo all’epoca e non poteva che provenire dai locali la spinta per la sua rinascita. A Camogli, nonostante ci fossero tremila abitanti più di adesso, mancava un teatro. Eppure era una città fiorente, dall’alto numero di armatori. Ma appunto verso la fine del XIX secolo qualcosa iniziò a cambiare: come ha raccontato Silvio Ferrari il presidente della Fondazione, lo scorso 30 settembre, Camogli ha iniziato a cambiare aspetto, venne costruito un ospedale e la borghesia cittadina sentì l’esigenza di un teatro. Così circa sessanta famiglie ne finanziarono la costruzione, prendendo a modello il Teatro Modena di Sampierdarena e ne nacque una struttura dalla tradizionale pianta a ferro di cavallo. Per assistere ad artisti famosi come Beniamino Gigli venivano anche dalla Riviera. Negli anni trenta del XX secolo si rese necessaria una ristrutturazione, culminata con l’inaugurazione del Barbiere di Siviglia di Rossini, il 30 novembre 1933. Fu aumentata anche la capienza.

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(photocredits ARM)

Da quel momento in poi il Teatro Sociale fu sempre in attività, in particolare durante la guerra, per via della chiusura dei teatri genovesi. In seguito lentamente, ma inesorabilmente, iniziò il suo declino. Durò sino agli anni ottanta, quando la Provincia di Genova avviò dei lavori di adeguamento. Sfortunatamente si interruppero e ciò comportò la chiusura del Teatro Sociale. Nel frattempo, nel 1996, venne dichiarato Patrimonio Artistico Nazionale, per la qualità delle proprie caratteristiche architettoniche e storiche e quindi di particolare interesse per il patrimonio storico nazionale. Sempre in quell’anno venne aperto per la giornata di Primavera del Fai Tigullio, più di mille persone lo visitarono, segno dell’affetto dei cittadini per questo teatro.

Proprio loro, esattamente come nel 1876, si sono preoccupati di farlo rivivere. Così è stata creata, nel 2002, la Fondazione Teatro Sociale promossa dai palchettisti, discendenti degli storici proprietari e composta riunendo forze pubbliche – Provincia di Genova, Comune di Camogli e di Recco – e privati – Associazione “100 famiglie”. Nel 2005 inoltre si sono riuniti gli aderenti all’iniziativa “100 famiglie” di Camogli dando vita all’associazione “Gli amici del Teatro Sociale”, per promuovere attività culturali finalizzate a sostenere il recupero del Teatro Sociale di Camogli in collaborazione con la Fondazione.

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Dopo tanti sforzi il progetto di ristrutturazione è giunto a termine, regalando alla città il suo teatro. In ben cinquecento – come l’attuale capienza del Sociale – sono corsi a vedere in anteprima i nuovi interni, quando c’è stata l’inaugurazione a settembre.

Per info e acquisto biglietti www.teatrosocialecamogli.it

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